Addizionale sul gas, la Consulta e la legittimità del prelievo

Una pronuncia di incostituzionalità potrebbe aprire la strada alle richieste di rimborso da parte delle imprese per le somme versate negli ultimi dieci anni.

Addizionale gas

La Corte costituzionale è stata chiamata a pronunciarsi sulla legittimità dell’addizionale regionale all’accisa sul gas naturale applicata in molte Regioni italiane.

L’udienza davanti alla Corte costituzionale si è tenuta il 7 ottobre. Al centro della questione vi è la compatibilità dell’addizionale con la disciplina europea sulle accise, che consente l’introduzione di ulteriori imposizioni indirette sui prodotti già soggetti ad accisa soltanto in presenza di una specifica finalità.

Secondo la tesi sottoposta alla Corte, l’addizionale regionale sul gas non risponderebbe a tale requisito, dal momento che il relativo gettito confluisce nei bilanci regionali senza una destinazione specifica.

La questione assume particolare rilievo alla luce di un precedente molto recente. Con la sentenza n. 43 del 2025, la Corte costituzionale ha infatti dichiarato illegittima la precedente addizionale provinciale all’accisa sull’energia elettrica sulla base di problematiche analoghe relative al rapporto tra normativa nazionale e disciplina europea, legittimando le azioni di rimborso (in larga parte andate a buon fine) nei confronti dei fornitori di energia elettrica.

Possibili rimborsi fino a dieci anni

Qualora la Corte costituzionale confermasse anche per il gas l’illegittimità del prelievo, per le imprese che hanno sostenuto l’addizionale attraverso le proprie bollette potrebbe aprirsi la possibilità di chiedere ai fornitori la restituzione delle somme versate negli ultimi dieci anni, nei limiti applicabili ai singoli casi.

L’impatto economico potrebbe essere significativo soprattutto per i grandi consumatori di gas.

A titolo esemplificativo, con un consumo annuo di 10 milioni di metri cubi e applicando un’aliquota di 0,0051 euro al metro cubo, l’importo versato nell’arco di dieci anni raggiunge circa 510.000 euro. Le aliquote variano tuttavia a seconda della Regione e della tipologia di utilizzo.

Un altro elemento centrale è rappresentato dalla prescrizione: il periodo recuperabile si riduce progressivamente con il trascorrere del tempo se il diritto non viene tempestivamente fatto valere.

«La decisione della Corte costituzionale potrebbe avere conseguenze economiche rilevanti per numerose imprese italiane, in particolare per quelle caratterizzate da consumi energetici elevati», afferma Michael B. Gramkow, amministratore delegato di unilegion. «Il precedente relativo all’energia elettrica rende questa pronuncia particolarmente importante. Per le aziende sarà fondamentale innanzitutto ricostruire quanto effettivamente versato e valutare tempestivamente la propria posizione.»

Un’iniziativa per aggregare le richieste delle imprese

In vista della decisione, unilegion, società tedesca specializzata nell’organizzazione e nel finanziamento di azioni collettive in Europa, ha avviato un progetto dedicato alle imprese che hanno sostenuto l’addizionale regionale sul gas. L’iniziativa prevede l’analisi delle bollette e della documentazione contrattuale, la quantificazione degli importi potenzialmente recuperabili e, nei casi in cui ne ricorrano i presupposti, l’avvio delle richieste nei confronti dei fornitori.

L’assistenza legale in Italia è affidata allo studio RÖDL, che ha già maturato esperienza nelle controversie relative alla precedente addizionale sull’energia elettrica. Il progetto è seguito dall’avvocato Maurizio Oropesa, Associate Partner dello studio.

Il modello adottato prevede che i costi dell’azione siano finanziati da unilegion e che la remunerazione sia collegata all’effettivo recupero delle somme. Le aziende possono richiedere una verifica preliminare della propria posizione attraverso la documentazione relativa alle forniture di gas.