Auto elettriche, scatta il Bonus Colonnine Domestiche 2026: rimborsi dell’80% per wallbox in case e condomini. La transizione energetica entra ufficialmente nei garage degli italiani.
Ha preso il via la corsa al Bonus Colonnine Domestiche 2026, l’attesa misura promossa dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) e gestita operativamente da Invitalia. L’agevolazione punta ad abbattere le barriere economiche della ricarica privata, offrendo un contributo a fondo perduto pari all’80% delle spese sostenute per l’acquisto e l’installazione di punti di ricarica.
Il target dell’incentivo è chiaro: privati cittadini (persone fisiche residenti in Italia) e condomìni. Restano escluse le imprese e le ditte individuali, a conferma del fatto che il provvedimento mira a infrastrutturare capillarmente il tessuto residenziale del Paese. I massimali previsti sono di 1.500 euro per i singoli richiedenti e salgono fino a 8.000 euro nel caso di interventi sulle parti comuni condominiali.
I requisiti e le spese ammesse
Non si tratta di una detrazione fiscale da spalmare sulle tasse in dieci anni, bensì di un vero e proprio rimborso diretto in un’unica soluzione. Per accedere al beneficio, le infrastrutture di ricarica (colonnine o wallbox) devono essere nuove di fabbrica e di potenza standard. Inoltre, devono rispettare la delibera ARERA 541/2020/R/eel ed essere realizzate a regola d’arte da installatori certificati.
Il perimetro delle spese coperte dall’agevolazione è ampio. Oltre al costo d’acquisto del dispositivo, l’incentivo copre la progettazione, l’installazione, gli impianti elettrici e le opere edili strettamente necessarie alla messa in posa, nonché i sistemi di monitoraggio. Il criterio temporale è tassativo: sono ammissibili i lavori completati e pagati nel periodo compreso tra il 26 giugno e il 31 dicembre 2026. Tutti i pagamenti devono essere rigorosamente tracciabili (bonifici o carte), escludendo categoricamente l’uso dei contanti o il ricorso a finanziamenti per la quota coperta.
Finestra temporale e il fattore “Click Day”
Il portale telematico di Invitalia ha aperto i battenti alle ore 12:00 del 22 settembre 2026 e accetterà le istanze fino alle ore 12:00 del 31 gennaio 2027. C’è però un’importante insidia per i ritardatari: le domande vengono esaminate in ordine cronologico di presentazione fino all’esaurimento dei 15 milioni di euro stanziati per questa tranche (inseriti in un piano più ampio da 68 milioni fino al 2030).
A differenza di altri incentivi, non è possibile prenotare i fondi al momento del preventivo. La domanda può essere inoltrata soltanto a lavori conclusi e fatturati. L’accesso avviene esclusivamente tramite credenziali di identità digitale come SPID, CIE o CNS.
I privati devono allegare le fatture elettroniche, le distinte di pagamento e la dichiarazione di conformità dell’impianto emessa dal tecnico. I condomìni hanno un carico burocratico superiore: l’amministratore deve infatti caricare anche la delibera assembleare di approvazione dei lavori e l’attestazione che la stessa non sia stata oggetto di impugnazioni nei termini di legge.
Il nodo della produzione nazionale
Il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha sottolineato l’importanza strategica della misura, evidenziando che oltre il 54% delle nuove infrastrutture di ricarica installate in Italia è prodotto internamente. L’obiettivo politico ed economico è quindi duplice: accelerare la decarbonizzazione dei trasporti e sostenere direttamente la filiera manifatturiera italiana dell’automotive e dell’elettronica di potenza.
Per evitare comportamenti scorretti o abusi, Invitalia ha già annunciato controlli a campione rigorosi che riguarderanno fino al 10% delle domande approvate, con la possibilità di raddoppiare le verifiche qualora si riscontrassero tassi di revoca superiori al 30%. Per chi possiede o ha intenzione di acquistare un veicolo elettrico, le prossime settimane saranno cruciali per raccogliere i documenti e inviare la richiesta prima del precoce esaurimento dei fondi.
“Finalmente un orizzonte di continuità per la ricarica elettrica” di Alberto Stecca, CEO di Silla Industries

Il bonus per le infrastrutture di ricarica torna, questa volta con una differenza sostanziale: i decreti attuativi lo rendono finalmente operativo e la dotazione prevista non si esaurisce in una singola finestra temporale. Sono 15 milioni di euro all’anno fino al 2029, a cui si aggiungono 8 milioni nel 2030.
È un cambio di passo importante, perché la transizione verso la mobilità elettrica ha bisogno di incentivi, ma ancora di più di prevedibilità. Le precedenti misure lo hanno dimostrato: il Bonus colonnine domestiche 2023-2024 disponeva di una dotazione una tantum di 40 milioni di euro, tanto che il Ministero ha dovuto riaprire più volte gli sportelli quando le domande non esaurivano i fondi entro la finestra prevista, lasciando famiglie e imprese nell’incertezza sui tempi. Un produttore che deve pianificare l’espansione di una linea di assemblaggio, negoziare contratti pluriennali con i fornitori di componenti elettronici o formare una rete di installatori non può ragionare su un orizzonte di poche settimane: ha bisogno di sapere, con ragionevole certezza, che la domanda sarà sostenuta anche fra tre o quattro anni.
Una politica di incentivi stabile, infatti, non sostiene soltanto l’acquisto di una wallbox: contribuisce a dare visibilità alla domanda e quindi a permettere alle imprese della filiera di programmare produzione, investimenti e innovazione. È una differenza importante. L’incentivo può sostenere un acquisto; la continuità può contribuire a costruire un settore.
Si è discusso molto, e giustamente, della crescita delle infrastrutture pubbliche, ma il luogo naturale della ricarica resta quello in cui l’auto rimane più a lungo: casa. Per questo sostenere l’installazione di sistemi di ricarica domestici e condominiali significa intervenire nel cuore dell’esperienza quotidiana della mobilità elettrica.
Ora sarà fondamentale che l’accesso al bonus sia semplice, trasparente e sufficientemente rapido. La transizione energetica è già un processo complesso: non credo abbia bisogno di aggiungere complessità amministrativa dove non è necessaria.






