Il costo nascosto del gas: ogni anno il parco termoelettrico italiano trasferisce sulla collettività 9,5 miliardi di euro di costi economici e sociali.
Mentre il Governo accelera sullo sviluppo delle infrastrutture digitali e il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha pubblicato la settimana scorsa le prime indicazioni operative per semplificare l’iter autorizzativo dei nuovi data center previsti dal Decreto Bollette, il tema dell’approvvigionamento energetico torna al centro del dibattito. Se la crescita dell’intelligenza artificiale e dei grandi centri di elaborazione dati rende sempre più strategica la disponibilità di energia elettrica, resta però una domanda destinata a incidere sulle scelte industriali dei prossimi anni: quanto costa realmente continuare ad alimentare il sistema energetico italiano con il gas naturale?
Il contributo del gas naturale al sistema energetico nazionale è negativo
Secondo le elaborazioni del Centro Studi di EnergRed Renewables, il contributo del gas naturale al sistema energetico nazionale è ampiamente negativo se valutato nel suo complesso. A fronte di benefici economici limitati, gli impatti ambientali generano infatti un fenomeno di estrazione di valore socioeconomico che ogni anno pesa sulla collettività per circa 9,5 miliardi di euro.
Applicando un valore prudenziale di 100 euro per tonnellata di CO₂, lo studio stima che una centrale turbogas da 800 MW generi circa 140 milioni di euro l’anno di disvalore socioeconomico. Estendendo l’analisi all’intero parco termoelettrico italiano, il valore sottratto ogni anno al sistema economico raggiunge circa 9,5 miliardi di euro, mentre il capitale energetico fossile genera impatti negativi pari a circa il 16% del proprio valore ogni anno.
“Negli ultimi anni la transizione energetica è stata spesso raccontata come un costo da sostenere”, commenta Moreno Scarchini, CEO di EnergRed Renewables. “Ma c’è un’altra voce di bilancio che raramente viene presa in considerazione: il costo che continuiamo a scaricare sulla collettività mantenendo una forte dipendenza dalle fonti fossili. Le fonti fossili sembrano economiche solo perché una parte consistente dei loro costi rimane invisibile e viene pagata dalla società nel suo complesso”.
Termoelettrico ed elettricità
Dopo aver dimostrato come gli investimenti nella generazione rinnovabile distribuita possano generare fino a cinque euro di valore economico e sociale per ogni euro investito, il nuovo studio di EnergRed misura infatti il costo dell’alternativa: quello derivante dal mantenimento dell’attuale modello energetico basato sul gas naturale.

“Se vogliamo che le nuove infrastrutture digitali, dall’intelligenza artificiale ai data center, diventino un fattore di competitività e non un ulteriore elemento di pressione sul sistema energetico, è indispensabile accelerare la diffusione della generazione rinnovabile distribuita”, conclude Scarchini. “La competitività energetica del Paese non dipende soltanto dal prezzo dell’elettricità, ma anche dalla capacità di ridurre i costi nascosti che gravano sull’intero sistema economico. Ogni euro investito in tecnologie capaci di sostituire progressivamente il ricorso alle fonti fossili non produce soltanto benefici ambientali, ma evita una distruzione di valore che oggi continuiamo a finanziare ogni anno”.
Nota metodologica. Le stime del Centro Studi di EnergRed Renewables si basano su un campione rappresentativo di impianti fotovoltaici distribuiti installati prevalentemente presso PMI italiane. L’analisi è elaborata sugli obiettivi fotovoltaici previsti dal PNIEC 2030 e considera benefici economici diretti, rendimenti finanziari e valorizzazione economica delle emissioni evitate sull’orizzonte 2026-2040.






