Intelligenza artificiale tra crisi energetica e innovazione

Le strategie di intelligenza artificiale devono integrare efficienza e piani energetici sostenibili, per ridurre l’impatto dei data center sul clima globale.

Intelligenza artificiale

Mei Dent, Chief Technology and Product Officer di TeamViewer, riflette sulla crisi energetica e sull’intelligenza artificiale, che possono essere una spinta verso l’innovazione sostenibile.

L’intelligenza artificiale è diventata la forza tecnologica trainante della nostra epoca, ma la sua rapida diffusione comporta il rischio di una potenziale crisi energetica che non riguarda solo i settori che fanno un uso intensivo di dati. L’impatto colpirà l’economia mondiale, obbligando i vertici aziendali a prendere decisioni più consapevoli in merito all’impatto ambientale determinato dalle tecnologie che intendono adottare.

AI e sostenibilità: trovare l’equilibrio tra innovazione e clima

I sistemi di intelligenza artificiale di ultima generazione richiedono livelli di energia senza precedenti, sia per l’addestramento sia per l’uso quotidiano, e la domanda non mostra segnali di rallentamento. Ogni progresso in termini di prestazioni, dai modelli più ampi e sofisticati alle applicazioni sempre più reattive — comporta l’espansione di data center e infrastrutture dedicate. La sfida principale è che la maggior parte di questi impianti resta legata ai combustibili fossili: attualmente circa il 60% dell’energia consumata dai data center proviene da fonti non rinnovabili, un dato che pone una sfida significativa per le aziende che si dichiarano impegnate a ridurre il proprio impatto ambientale.

Le aziende presto dovranno scegliere se puntare sull’espansione delle proprie soluzioni di intelligenza artificiale o rispettare gli impegni climatici assunti nei confronti di clienti e comunità di riferimento. Eppure, è proprio questa tensione che può spingere significativi progressi nelle energie rinnovabili