Forum Compraverde: appalti verdi, l’Italia può fare di più

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In Italia, un bando di gara pubblico su cinque non applica i criteri ambientali minimi (CAM), nonostante dal 2016 ci sia l’obbligo di includerli negli appalti della pubblica amministrazione.

È quanto emerge dal IX Rapporto dell’Osservatorio Appalti Verdi di Legambiente e Fondazione Ecosistemi, presentato oggi durante la seconda e ultima giornata del XX Forum Compraverde Buygreen, in corso a Palazzo WEGIL di Roma.

L’analisi ha preso in esame 847 bandi emessi nel 2025 da 122 stazioni appaltanti pubbliche, tra cui 13 centrali di committenza regionali, 83 enti gestori di aree protette e 26 ASL, rilevando come in 191 gare, pari al 22,6% del totale, i CAM non siano stati applicati.

Criteri ambientali minimi disattesi

Appalti e green – Tra i criteri ambientali minimi maggiormente disattesi emergono in particolare il CAM relativo alle calzature da lavoro e accessori in pelle non applicato in 24 delle 51 gare in cui avrebbe dovuto essere previsto, con un tasso di mancata applicazione del 47%. Un dato che per l’Osservatorio è significativo, considerando che il CAM è in vigore dal 2018 e dovrebbe quindi rappresentare uno standard consolidato nelle procedure di gara pubbliche. Segue il CAM dedicato agli eventi culturali, assente in 22 gare su 55, pari a un tasso di mancata applicazione del 40%. In questo caso, il ritardo secondo l’OAV è legato almeno in parte alla più recente introduzione del criterio, che ne rende ancora incompleta la diffusione tra le stazioni appaltanti.

Appalti verdi, l’Italia può fare di più

Il Rapporto, tuttavia, va oltre la fotografia sul livello di applicazione e non applicazione dei CAM, perché analizza più in generale lo stato di diffusione del GPP in Italia e gli altri ostacoli che ne rallentano l’attuazione. Dall’indagine emerge infatti un indice complessivo di performance del GPP pari al 65% per le 122 stazioni appaltanti monitorate, calcolato non solo sulla base dell’applicazione dei CAM, ma anche considerando gli strumenti e le pratiche e le politiche che ne favoriscono la diffusione. Tra le maggiori criticità figurano il monitoraggio degli acquisti verdi, che registra un tasso di mancata attuazione pari al 78%, e soprattutto l’assenza all’interno delle amministrazioni pubbliche di figure dedicate agli acquisti verdi. Solo l’8% del campione analizzato ha infatti istituito un referente GPP e, in particolare, nessuna delle ASL che hanno partecipato all’indagine di Legambiente e Fondazione Ecosistemi dispone di questa figura.

Le proposte

1) Promozione, da parte del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, di programmi di formazione per il personale della PA sulle procedure di attuazione dei CAM, attraverso strumenti e formulari preimpostati basati sulle buone pratiche delle stazioni appaltanti più virtuose; 2) Applicazione di criteri premiali per le stazioni appaltanti che attuano i CAM, affiancata da un controllo strutturato a campione sui bandi emessi, al fine di penalizzare le amministrazioni che derogano ai principi di sostenibilità; 3) Utilizzo del GPP come ulteriore strumento di contrasto al dumping sociale, anche attraverso l’istituzione di agenzie nazionali e regionali preposte a verificare il rispetto dei diritti lungo le catene di fornitura; 4) Integrazione del GPP come leva di politica industriale per agevolare l’affermazione di un Clean Industrial Deal, attento all’applicazione dei criteri ambientali minimi in settori chiave.

Appalti – L’analisi di dettaglio conferma il quadro generale

Le ASL raggiungono un buon livello di applicazione del Green Public Procurement con un indice di performance che si attesta al 74%. Se da una parte le Aziende sanitarie conoscono pienamente lo strumento del GPP, dall’altra faticano a tradurlo in pratica, perché la formazione resta insufficiente con il 46% del campione che dichiara di non aver promosso attività di questo tipo, il monitoraggio degli acquisti è largamente insufficiente visto che solo il 19% delle Asl lo ha effettuato, e inoltre, persistono problemi nella scrittura dei bandi per il 50% del campione e anche nell’applicazione dei criteri ambientali, soprattutto in alcuni settori come punti ristoro, eventi, calzature  e tessile.

Le Centrali di Committenza Regionali raggiungono l’indice di performance più alto tra tutte le stazioni appaltanti indagate con una percentuale dell’83%, grazie soprattutto a una maggiore organizzazione e competenze più solide. Anche in questo ambito, tuttavia, non mancano le difficoltà. Le criticità maggiori si concentrano su alcuni criteri specifici, come i CAM per calzature, verde pubblico e infrastrutture stradali, e sulla complessità nella predisposizione delle gare. A questo proposito, il 54% dei soggetti aggregatori (7 su 13) riscontra problemi nella stesura dei bandi conformi ai CAM, principalmente a causa della carenza di imprese sul mercato in grado di soddisfare tali criteri (38%). Infine, gli Enti gestori delle Aree Protette, con un livello medio di applicazione del GPP pari al 59% restano la stazione appaltante più fragile tra quelle indagate: se la conoscenza dello strumento è ormai quasi totale, la formazione coinvolge poco più della metà degli enti (57%), il monitoraggio degli acquisti si ferma al 16% e solo 7 Enti sugli 83 analizzati dispone di un referente dedicato al GPP.

Focus: il tasso di applicazione e non applicazione dei CAM

Oltre a quelli già citati, altri criteri ambientali minimi meritano attenzione sul fronte del tasso di non applicazione, a partire dal CAM strade (in vigore dalla fine del 2024) con il 38%. Seguono il CAM punti di ristoro e distributori automatici al 37%, il CAM prodotti tessili non applicato in 15 gare su 32 (pari al 32%), il CAM verde pubblico al 26%, il CAM veicoli al 23%, il CAM forniture di cartucce e toner al 22% e, infine, il CAM forniture arredi per interni al 20%. Di contro, si registrano anche buone notizie: tra i criteri con un’applicazione più forte, che superano l’80% nelle 122 stazioni appaltanti indagate, si distinguono infatti il CAM edilizia con l’84%, il CAM pulizia e sanificazione con l’83% e il CAM forniture dei servizi energetici per gli edifici-contratti EPC con l’81%.