Cambiamento climatico: impatti globali e sfide urgenti

Secondo i dati sul cambiamento climatico, le emissioni continuano ad aumentare, nonostante la crescita degli investimenti per la transizione energetica.

cambiamento climatico

Il 2025 si è confermato tra gli anni più caldi mai registrati, con temperature che hanno superato i livelli preindustriali di quasi un grado e mezzo. Non si tratta più di un’anomalia isolata: il decennio 2015-2024 è stato il più caldo della storia moderna. Le proiezioni dell’Organizzazione Meteorologica Mondiale indicano una probabilità dell’86% che almeno un anno del quinquennio 2025-2029 superi la soglia critica di aumento di 1,5°C.. Questi dati non appartengono più al solo dibattito scientifico sul cambiamento climatico. Rappresentano già oggi impatti concreti, misurabili e spesso irreversibili su ecosistemi, economie e condizioni di vita di centinaia di milioni di persone..

Lo affermano Stefano Pareglio, Presidente di Deloitte Climate & Sustainability, Andrea Poggi e Alessandro De Luca di Deloitte Central Mediterranean. Su Voices, la piattaforma degli esperti Deloitte, analizzano come il cambiamento climatico stia ridefinendo investimenti, supply chain e priorità politiche a livello globale..

L’intervento prepara il terreno al dibattito che si terrà nell’ambito dell’evento NEXT Milan Forum 2026. Oltre mille giovani leader da tutto il mondo si riuniranno dal 4 al 6 maggio a Milano per discutere dei grandi temi globali. In qualità di Official Knowledge Partner dell’iniziativa, Deloitte accompagnerà i giovani partecipanti nell’elaborazione di proposte che contribuiscano alla lotta al cambiamento climatico.

L’articolo evidenzia che nonostante l’aumento delle temperature, le emissioni globali non diminuiscono. Nel 2024 le emissioni di gas serra hanno raggiunto 57,7 miliardi di tonnellate equivalenti di CO₂, in crescita del 2,3% rispetto all’anno precedente.. Colmare la distanza tra gli impegni assunti per mitigare il cambiamento climatico e la capacità di attuarli è oggi una delle principali sfide da affrontare. Tra gennaio 2024 e settembre 2025, solo 64 Paesi hanno presentato piani climatici aggiornati, relativi al 30% circa delle emissioni globali. La COP30 ha risposto istituendo un Global Implementation Accelerator, riconoscendo esplicitamente che la negoziazione deve cedere il passo all’attuazione.

Per gestire questa delicata fase, occorre assumere una nuova consapevolezza: la crisi climatica non è più un rischio probabile da fronteggiare nel futuro. È una condizione effettiva da gestire nel presente, che avrà effetti permanenti nel lungo periodo.. Serve un cambio di approccio. La dimensione climatica deve entrare nelle scelte strategiche, negli investimenti, nella progettazione delle filiere, nella valutazione degli asset e nel rapporto con territori e comunità.

Le risposte efficaci non possono venire da singoli attori, per quanto ambiziosi e determinati. La scala e la complessità delle sfide in campo richiedono un coordinamento che attraversa settori, confini e livelli decisionali. Si va dall’attuazione dei piani climatici nazionali al riorientamento dei flussi finanziari. Dalla costruzione di filiere resilienti alla protezione dei sistemi ecologici e sociali più vulnerabili.. Istituzioni, imprese, università e società civile devono collaborare in modo strutturato. Serve condividere conoscenza e moltiplicare l’efficacia delle azioni.

La costruzione di uno spazio di dialogo

Uno degli obiettivi di Deloitte è la costruzione di questo spazio di dialogo sulla transizione energetica e ambientale, promosso in particolare tramite le attività del Public Policy & Stakeholder Relations Centre e di Deloitte Climate & Sustainability. Il network di Deloitte affianca istituzioni e organizzazioni private attraverso analisi, ricerca, consulenza strategica e collaborazione multi-stakeholder. L’obiettivo è trasformare l’urgenza climatica in un’agenda concreta, misurabile e orientata ai risultati..

Dati 2024: i costi crescenti dei disastri

I numeri sollecitano un’azione immediata. Nel 2024, a livello globale, i disastri climatici hanno causato danni per oltre 328 miliardi di dollari e provocato la morte di 16 mila persone. La sicurezza alimentare è una delle manifestazioni più evidenti del cambiamento climatico in atto. Nel 2024, circa 295 milioni di persone hanno sofferto la fame acuta. Il numero cresce da sei anni (+5% rispetto al 2023). Quasi un terzo dei casi dipende da eventi meteorologici estremi. Ma non è l’unica.. Gli spostamenti forzati delle popolazioni hanno raggiunto livelli record, 46 milioni di persone sono state costrette a migrare a causa di catastrofi naturali nel solo 2024. Le infrastrutture, le catene di fornitura globali, i modelli di business con i quali oggi ci confrontiamo, sono basati su presupposti che il clima non garantisce più.

Segnali positivi dal settore finanziario globale

Segnali positivi dal settore finanziario globale

L’articolo evidenzia che in ambito finanziario, si registriano primi importanti segnali di un cambio di approccio: nel 2025 gli investimenti globali in energia pulita hanno raggiunto 2.154 miliardi di dollari, contro 1.148 miliardi in combustibili fossili. Un rapporto di quasi 2 a 1 che testimonia una riallocazione strutturale del capitale nel settore energetico. Ma questo progresso ha un limite: si concentra quasi interamente sulla mitigazione, cioè sulla riduzione delle emissioni future, peraltro con risultati ancora insufficienti. Lascia in secondo piano l’adattamento, ovvero la capacità dei sistemi, delle comunità e delle infrastrutture di reggere agli impatti già in corso.. Entro il 2035 i Paesi in via di sviluppo avranno bisogno di dodici volte più fondi per l’adattamento. Questo rispetto ai soldi pubblici internazionali che ricevono oggi. Non è solo un problema di scarsità di risorse globali: urge una revisione strutturale dell’architettura del sistema finanziario e delle priorità politiche.

La sfida dell’adattamento: prepararsi agli impatti inevitabili

Il cambiamento climatico richiede azione immediata

I tre esperti Deloitte chiudono ricordando che abbiamo davanti un’altra sfida, meno visibile ma altrettanto strategica: la dipendenza crescente della transizione energetica da un ristretto numero di materie prime critiche, concentrate geograficamente in pochi Paesi. Nel 2024, la domanda di litio è cresciuta di quasi il 30%, superando di gran lunga il 10% annuo del decennio scorso. La domanda di rame si avvia verso un incremento del 50% a fronte di un’offerta in contrazione.. Tre Paesi controllano oggi il 77% dell’offerta globale di minerali energetici chiave: Cina, Indonesia e Repubblica Democratica del Congo. La quota è in aumento rispetto al 73% del 2020. La transizione verso un sistema energetico basato su fonti rinnovabili porta nuove dipendenze geopolitiche. Queste richiedono, con la stessa urgenza della decarbonizzazione, strategie di diversificazione, circolarità e cooperazione internazionale lungo le filiere..

La risposta non può limitarsi a interventi di emergenza. Serve un dialogo tra più attori per creare strategie che colleghino politiche industriali, finanziarie, energetiche e commerciali. Qui si gioca la capacità di affrontare gli impatti del cambiamento climatico. Ma anche l’opportunità di costruire modelli di crescita più resilienti, inclusivi e competitivi.