Accumuli – La domanda elettrica nazionale è destinata a crescere da 306 a 362 TWh entro il 2030, mentre la capacità eolica e fotovoltaica dovrebbe quasi raddoppiare, passando da 55 a 107 GW. Una transizione che, secondo le stime di Arthur D. Little, richiederà circa 70-72 GWh di nuova capacità di accumulo entro il 2030, in aggiunta ai 50 GWh garantiti dai pompaggi esistenti, per integrare le fonti rinnovabili e assicurare la stabilità della rete.
È quanto emerge dall’analisi di scenario presentata da ADL nel corso della roundtable “Il Paese che accumula: tecnologie e strategie per la nuova energia”, organizzata dal Tavolo Nazionale Accumuli, promosso da Globe Italia, e ospitata oggi a Roma presso l’Hotel Nazionale. Al centro del dibattito un dato che fotografa la distanza tra ambizione e realizzazione: le richieste di connessione per nuovi sistemi di accumulo presentate a Terna hanno raggiunto quota 296 GW, mentre la capacità effettivamente installata in Italia si ferma, a metà 2025, a circa 16,4 GWh. Un divario che testimonia il forte interesse del mercato e apre un interrogativo centrale: quali sono le condizioni necessarie per trasformare questo potenziale in capacità realmente disponibile per il sistema elettrico nazionale?
“L’accumulo rappresenta un tassello abilitante della transizione, la cui diffusione su scala richiederà un quadro regolatorio stabile e segnali di mercato chiari,” avverte Chiara Loreti, principal di ADL. “Secondo la nostra analisi, la distanza tra le richieste di connessione e la capacità effettivamente installata segnala la necessità di accelerare i processi autorizzativi, rafforzare la certezza regolatoria e garantire strumenti di mercato capaci di trasformare i progetti in investimenti realizzati. La transizione energetica dipenderà, infatti, tanto dalla capacità di installare nuova generazione rinnovabile quanto dalla capacità di gestire l’energia prodotta”.
I lavori sono stati aperti da Roberto Tatò, Direttore Generale per la Politica Energia e Imprese, Economia e Tecnologie Verdi, Economia del Mare del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, e si sono chiusi con l’intervento di Livio De Santoli, componente del Collegio di ARERA.
Al confronto hanno preso parte rappresentanti di Eni, Enel, Edison, Acea Produzione, A2A, Iren, Shell, ContourGlobal, FS Energy, Energy Dome, Field Italia, Renew Storage Energy, Cobat RIPA, Elettricità Futura, Kyoto Club, i-TES, UCI, Piombo Leghe e Legance. Significativa anche la partecipazione istituzionale, con gli interventi del responsabile Energia per la Lega Tullio Patassini e l’onorevole Vinicio Peluffo.
Secondo Livio de Santoli, Arera, nel panorama attuale emerge in modo sempre più potente il ruolo del gas nella formazione dei prezzi: un’influenza che è urgente ridurre. “L’Autorità è intervenuta su questo fronte, prima con il Capacity Market e poi con il MACSE. Oggi flessibilità, sicurezza e adeguatezza non sono più conseguenza diretta del termoelettrico, ma un fatto strutturale dell’intero sistema elettrico,” ha detto il professor de Santoli. “Proprio perché il sistema è divenuto strutturale, è importante appiattire e neutralizzare la contraddizione tra Capacity Market e MACSE, in un’ottica di efficienza: diminuire le emissioni e aumentare l’efficienza, perché il prezzo finale possa essere abbassato. Per raggiungere questo obiettivo serve costruire una roadmap precisa, che decidiamo qui, oggi. E sono proprio queste decisioni che devono portare a modifiche regolatorie incisive, ormai inevitabili.”
Il Tavolo Nazionale Accumuli proseguirà il proprio percorso di confronto tra istituzioni, imprese e stakeholder per contribuire alla definizione delle condizioni necessarie a trasformare il potenziale del settore in capacità effettivamente disponibile per il Paese.






